18.03.2026 The Better Way di Angelica FILOMENA Direttiva casa green:cosa cambia nel 2026 per la ristrutturazione La direttiva casa green introduce nuove regole per migliorare l’efficienza energetica degli edifici entro il 2030 e il 2050. Dal 2026 sarà disponibile il passaporto di ristrutturazione, uno strumento La direttiva Casa Green è la normativa europea che punta a ridurre consumi ed emissioni degli edifici entro il 2030 e il 2050, intervenendo su uno dei settori che incidono maggiormente sui consumi energetici complessivi in Europa. Entro il 2026 gli Stati membri dovranno recepirla nei rispettivi ordinamenti e introdurre nuovi strumenti per programmare la riqualificazione del patrimonio edilizio. Tra le novità più rilevanti c’è il passaporto di ristrutturazione: una roadmap personalizzata che definisce, in più fasi, il percorso di miglioramento energetico di un edificio. La ristrutturazione non viene più considerata un intervento isolato, ma come un processo pianificato nel tempo, con impatti sul valore immobiliare, sul comfort abitativo e sulla resilienza climatica. In quest’articolo vedremo cosa prevede realmente la direttiva, cosa introduce il 2026 e in che modo la ristrutturazione green stia diventando un elemento strutturale del mercato immobiliare europeo. Cos'è la direttiva Casa Green e a cosa punta l'Europa La direttiva Casa Green è la revisione della Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), approvata nell'ambito del pacchetto climatico europeo collegato all'European Green Deal. L'obiettivo è ridurre progressivamente il consumo energetico e le emissioni del patrimonio edilizio europeo, in linea con la neutralità climatica prevista per il 2050. Gli edifici rappresentano una quota significativa dei consumi energetici e delle emissioni di CO₂: intervenire su questo ambito significa agire non solo sull'efficienza, ma anche sulla qualità dell'abitare, sulla sicurezza degli immobili e sulla loro resilienza climatica. Dalla EPBD alla neutralità climatica 2050 La revisione rafforza un principio già presente nelle versioni precedenti: la riqualificazione deve diventare strutturale. Questo significa ridurre progressivamente i consumi del parco immobiliare, superare gli edifici meno performanti, promuovere le ristrutturazioni profonde (deep renovation) e integrare efficienza energetica, rinnovabili e qualità dell'involucro in un'unica visione di sistema. Ogni Stato membro dovrà definire un piano nazionale di ristrutturazione con tappe intermedie al 2030 e al 2040. La direttiva non impone direttamente ai proprietari di ristrutturare entro una data precisa. Fissa obiettivi per gli Stati membri, che dovranno tradurli in norme, incentivi e standard minimi. In questo quadro si inserisce il passaporto di ristrutturazione: uno strumento facoltativo pensato per orientare gli interventi nel tempo e ridurre il rischio di lavori frammentati. Dunque, la direttiva non è un provvedimento punitivo, ma un quadro che ridefinisce progressivamente le regole del settore. Cosa cambia nel 2026: il passaporto di ristrutturazione Tra le novità della revisione della EPBD, il passaporto di ristrutturazione è uno degli elementi più significativi. Entro il 29 maggio 2026 gli Stati membri dovranno renderlo disponibile, integrandolo nei sistemi nazionali di certificazione energetica. È definito come una tabella di marcia su misura per la ristrutturazione profonda di un edificio, articolata in più fasi con l’obiettivo di migliorarne in modo sostanziale la prestazione energetica. Cos’è e come funziona Il passaporto non è un progetto esecutivo, ma uno strumento di pianificazione che: analizza lo stato energetico dell’edificio; individua una sequenza ottimale di interventi; definisce priorità tecniche; distribuisce le opere in fasi coerenti. Serve a evitare interventi disorganici, come per esempio la sostituzione di un impianto prima di intervenire sull’involucro, e a garantire una strategia coerente nel tempo. È obbligatorio? No. Il passaporto è facoltativo. Potrà essere rilasciato insieme all’Attestato di Prestazione Energetica (APE), ma non sarà obbligatorio per vendere o affittare un immobile. La sua funzione è accompagnare proprietari e condomìni verso una pianificazione più consapevole, in un contesto sempre più orientato alla qualità energetica degli edifici. Perché può diventare strategico Anche se facoltativo, il passaporto può: aiutare a programmare gli investimenti; ridurre il rischio di interventi incoerenti; migliorare la trasparenza in caso di compravendita. In un mercato sempre più sensibile a classe energetica e criteri ESG, disporre di una roadmap certificata può incidere sulla valutazione futura dell’immobile. Il 2026 non introduce un obbligo immediato, ma segna l’avvio di una nuova fase nella gestione delle ristrutturazioni. Cosa significa davvero ristrutturazione green La ristrutturazione green non coincide con la semplice sostituzione di un impianto. Si tratta, invece, di un approccio che considera l’edificio come un sistema integrato, intervenendo in modo coordinato su involucro, impianti e gestione energetica. Interventi puntuali o ristrutturazione profonda? Intervenire sulla caldaia o sugli infissi migliora singoli elementi, ma non garantisce un salto significativo di prestazione energetica se non inserito in una strategia coerente. La ristrutturazione profonda riduce in modo sostanziale il fabbisogno energetico dell'edificio, intervenendo prima sull'involucro, anche attraverso la scelta di materiali sostenibili e soluzioni di ecoedilizia, e solo successivamente sugli impianti, pianificando gli interventi in sequenza logica per un miglioramento stabile nel tempo. In questo contesto, il passaporto di ristrutturazione diventa uno strumento operativo: permette di distribuire le opere in più fasi mantenendo coerenza tecnica. Involucro, schermature, impianti: la logica corretta L’energia più sostenibile è quella che non si consuma. Per questo, una riqualificazione efficace parte dalla riduzione del fabbisogno, attraverso: isolamento dell’involucro; contenimento delle dispersioni; controllo dei guadagni solari estivi; integrazione di impianti efficienti; gestione intelligente dei consumi. In questo quadro, il ruolo delle schermature solari è sempre più rilevante nei climi mediterranei, soprattutto per ridurre il surriscaldamento estivo senza aumentare i consumi energetici. Solo dopo aver abbassato i consumi ha senso intervenire sulla produzione da fonti rinnovabili. La ristrutturazione green non è quindi una somma di soluzioni isolate, ma un percorso integrato che migliora prestazioni, comfort e valore nel tempo. Ci sono immobili esclusi dalla direttiva Casa Green? La direttiva prevede alcune eccezioni che gli Stati membri potranno applicare, tra cui: edifici tutelati; luoghi di culto; fabbricati temporanei; piccoli immobili indipendenti. Le modalità saranno definite a livello nazionale. Impatto su mercato immobiliare e valore degli edifici La direttiva casa green non incide solo sul piano tecnico, ma anche sulle dinamiche del mercato immobiliare. Con la crescente attenzione alle prestazioni energetiche, la classe dell’edificio diventa un parametro sempre più rilevante nella valutazione economica di un immobile. Gli edifici con prestazioni molto basse possono perdere attrattività nel medio periodo, non per un divieto immediato di vendita, ma per la necessità di interventi di adeguamento. Al contrario, immobili già efficienti o dotati di un percorso pianificato di miglioramento, come quello delineato dal passaporto di ristrutturazione, offrono maggiore prevedibilità dei costi e trasparenza. Anche il sistema finanziario integra sempre più criteri ESG nelle proprie valutazioni. L’efficienza energetica assume così una doppia valenza: ambientale ed economica. Una trasformazione progressiva Il 2026 non cambia tutto dall'oggi al domani. Ma sposta il modo in cui conviene ragionare su un immobile: la ristrutturazione smette di essere una voce di costo da rimandare e diventa una variabile di pianificazione, con impatti concreti su valore, comfort e resilienza nel tempo. Chi inizia a ragionare in questi termini oggi, anche solo attraverso uno strumento come il passaporto di ristrutturazione, non sta rispondendo a un obbligo. Sta semplicemente prendendo decisioni più consapevoli, in un contesto che premierà sempre di più chi lo ha fatto. In sintesi Il passaporto di ristrutturazione è obbligatorio dal 2026? No. Dal 2026 il passaporto di ristrutturazione dovrà essere reso disponibile dagli Stati membri, ma resta uno strumento facoltativo. Potrà essere rilasciato insieme all’Attestato di Prestazione Energetica (APE), senza diventare un requisito obbligatorio per vendere o affittare un immobile. Serve a pianificare nel tempo gli interventi di riqualificazione energetica. Dal 2026 non si potranno più vendere case in classe energetica bassa? No. La direttiva casa green non introduce un divieto automatico di vendita nel 2026. Fissa obiettivi di miglioramento per gli Stati membri, che dovranno tradurli in misure nazionali. Tuttavia, immobili con prestazioni molto basse potrebbero perdere valore nel tempo se non adeguati agli standard energetici progressivamente richiesti. Cosa si intende per ristrutturazione green? Per ristrutturazione green si intende un intervento che riduce in modo significativo il fabbisogno energetico dell’edificio, migliorando involucro, impianti e gestione dei consumi. Non si tratta di lavori isolati, ma di un percorso integrato e pianificato, spesso articolato in più fasi, con l’obiettivo di aumentare efficienza, comfort e valore immobiliare. La direttiva Casa Green vale anche per i condomini? Sì. La direttiva riguarda l’intero patrimonio edilizio residenziale e non residenziale, quindi anche i condomìni. Le modalità di applicazione saranno definite a livello nazionale, ma gli obiettivi di riduzione dei consumi energetici si applicano anche agli edifici plurifamiliari. Strumenti come il passaporto di ristrutturazione possono facilitare interventi coordinati. Qual è la differenza tra APE e passaporto di ristrutturazione? L’APE fotografa la classe energetica dell’edificio in un determinato momento. Il passaporto di ristrutturazione, invece, indica il percorso per migliorarla nel tempo, attraverso interventi pianificati e coerenti tra loro. Il primo descrive lo stato attuale dell’immobile, il secondo definisce una strategia di miglioramento progressivo. Angelica Filomena è content creator e co-fondatore di Smartdomotica.it, il portale dedicato all'universo domotica, smart home, tecnologia, casa e vita smart. La mission di Smartdomotica è quella di aiutare gli utenti rispondendo ai più comuni dubbi e domande e fornendo contenuti informativi di valore concreto. Angelica ha ricoperto importanti ruoli in ambito digital marketing per diverse aziende internazionali ed è stata responsabile del dipartimento Casa Intelligente e Fai da te di Amazon Italia. Scopri di più Rubriche The Better Way Tag Smart Home Domotica TaHoma Sviluppo sostenibile Risparmio energetico Accettare i cookie per lasciare un commento Accettare i cookie Please enable JavaScript to view the comments powered by Disqus.